Brasile

Quando Mwepu ai Mondiali 1974 batte al contrario una punizione per il Brasile, tutti pensano ad uno sprovveduto: ma la realtà emergerà solo nel 2002.

I Mondiali del 1974 in Germania Occidentale sono i secondi con 16 squadre e a vedere la partecipazione di diritto di una squadra africana. A dominare le qualificazioni del continente nero è lo Zaire campione d’Africa, oggi Repubblica Democratica del Congo, che con 8 punti conquistati nel girone finale diventa la prima squadra dell’Africa subsahariana a partecipare ad un’edizione dei Mondiali.

Ma il cammino dei ‘Leopardi’, guidati in panchina dallo jugoslavo della Macedonia del Nord, Blagoja Vidinic, sarà tutt’altro che esaltante: 14 goal subiti e nessuno realizzato, con un episodio che resterà per sempre nella storia dei Mondiali e lì per lì suscita l’ilarità del mondo del pallone: una punizione assegnata al Brasile e invece battuta al contrario dal terzino destro Joseph Ilunga Mwepu.

Tutti, per più di due decenni, penseranno che quel giocatore (come forse anche i suoi compagni) non conoscesse nemmeno il regolamento. La verità, invece, ma lo si scoprirà soltanto nel 2002, era molto diversa: quel pallone scagliato lontano contribuì a salvare la vita a lui e a tutta la squadra.

LO ZAIRE AI MONDIALI E LA PROMESSA DI MOBUTU

Quando ottiene il biglietto per la Germania Federale lo Zaire si chiama così da appena 3 anni, da quando cioè il presidente Mobutu Sese Seko, insediatosi al potere con un colpo di Stato nel 1965, lo aveva adottato dal nuovo nome dato al fiume Congo, per il ‘principio di autenticità’ da lui fatto proprio.

L’impresa sportiva fa sì che tutti i componenti della squadra vengano visti come eroi in tutto il Paese. I giocatori sono allora accolti da Mobutu nel palazzo presidenziale, e il dittatore dona loro una macchina e una casa. Non solo: promette a tutti i 22 componenti della rosa un premio in denaro di circa 45 mila dollari a testa, cosicché il gruppo vola in Germania Occidentale forte del sostegno presidenziale.

Per Mobutu, del resto, lo sport, e il calcio in particolare, di cui è un grande appassionato, è uno strumento per accrescere il proprio prestigio e fare propaganda al suo regime. In tal senso con il denaro di Stato, aveva rilevato i contratti dei giocatori dello Zaire che giocavano fuori dalla nazione, quasi tutti nel campionato belga, e li aveva fatti tesserare nelle squadre locali più quotate come il Mazembe e il Vita Club.

I risultati per il calcio zairese furono immediati: nel 1968 ancora come Congo-Kinshasa e nel 1974 come Zaire la Nazionale vince la Coppa d’Africa, sempre nel 1974, come detto, arriva la prima partecipazione ai Mondiali. Anche a livello di club le soddisfazioni non mancano, visto che dal 1967 al 1973, la Coppa dei Campioni africana viene vinta per ben tre volte da squadre zairesi.

Fra i cambiamenti che impone al Paese dopo il cambio di nome, anche il cambio di soprannome della Nazionale di calcio: così ‘I Leoni’ diventano con lui, che nutre una passione per i felini dal manto maculato, ‘I leopardi’.

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LA SCONFITTA ALL’ESORDIO E IL PREMIO NEGATO

Nella politica di Mobutu la partecipazione ai Mondiali dello Zaire rappresenta dunque un’occasione unica per dare prestigio al suo regime e accrescere la propria popolarità. La Nazionale subsahariana vola in Germania Federale con la convinzione di poter dire la sua, ma è inserita nell’impegnativo Gruppo B con il Brasile campione del Mondo in carica, la Jugoslavia e la Scozia.

Mentre Brasile e Jugoslavia si dividono la posta in palio pareggiando senza goal, l’esordio vede gli africani sfidare il 14 giugno 1974 al Westfalen Stadion di Dortmund la Scozia che ha nei due campioni del Leeds, Billy Bremner e Peter Lorimer le sue stelle più luminose.

La Nazionale africana si presenta con una maglia giallo canarino con al centro un leopardo all’interno di un cerchio. Vidinic manda in campo la squadra con un offensivo 4-2-4, la partita è tutto sommato equilibrata ma a deciderla nel primo tempo è la fisicità di Joe Jordan, per tutti ‘Lo Squalo’.

Il futuro attaccante del Milan prima manda in rete Lorimer con una spizzata aerea al 26′, poi chiude di fatto i giochi insaccando di testa alle spalle di Kazadi, l’estremo portiere zairese. ‘I Leopardi’ provano a recuperare ma non riescono a trovare il goal che riapra i giochi. Finisce 2-0, sconfitta all’apparenza dignitosa ma che non viene presa bene a Kinshasa, la nuova capitale, da Mubutu.

Il dittatore è furioso e fa sapere ai giocatori che possono tranquillamente scordarsi il premio che era stato precedentemente concordato.

Zaire vs Yugoslavia, 1974 World CupGetty Images

L’AMMUTINAMENTO CON LA JUGOSLAVIA E LA MINACCIA DI MOBUTU

Lo Zaire non la prende bene: molti giocatori protestano e minacciano di non giocare le successive partite del girone. Si viene anche a sapere che la somma in denaro loro destinata sarebbe stata intascata da un ufficiale zairese fuggito dalla Germania.

Alla fine la squadra o una parte di essa decide di dare un chiaro segnale al regime ammutinandosi e non impegnandosi nella seconda partita, la sfida del 18 giugno 1974 a Gelsenkirchen contro la Jugoslavia. Sceso in campo stavolta con la divisa verde, dopo 18 minuti lo Zaire è già sotto di 3 goal. Mobutu capisce che c’è qualcosa di strano e da Kinshasa telefona e si fa passare la panchina.

Impone quindi al Commissario tecnico Vidicic di sostituire il portiere titolare, Muamba Kazadi, uno dei leader della squadra, che esce dal campo in lacrime, con il dodicesimo Dimbi Tubilandu, che non raggiunge il metro e settanta di altezza. L’estremo difensore fa appena in tempo a schierarsi fra i pali dello Zaire che al 22′, dopo pochi secondi, subisce il quarto goal jugoslavo di Katalinski.

Come se non bastasse, le proteste vibranti di Ndaye Mulamba, con gli zairesi che reclamano per un presunto fuorigioco, inducono l’arbitro Delgado Piedrahita ad estrarre il cartellino rosso. Sotto di 4 goal e con un uomo in meno, la situazione della squadra africana precipita.

Il primo tempo termina 6-0 per la Jugoslavia, mentre a fine partita il tabellone fa registrare un sonoro 9-0 in favore dei plavi, in quella che resterà la loro vittoria più larga in campo internazionale nonché il successo con lo scarto di goal più ampio in un Campionato del Mondo assieme ad Ungheria-El Salvador 10-1 dei Mondiali 1982.

yugoslavia zaire copa del mundo 1974Archivo

A fine partita il Ct. Vidinic, per i suoi natali jugoslavi, finisce nell’occhio del ciclone: viene additato come spia e accusato da Mobutu e dai suoi funzionari governativi di aver passato gli schemi dello Zaire alla Jugoslavia. Ai giornalisti che gli chiedono le ragioni del cambio di portiere si rifiuta di rispondere. Il giorno seguente, dall’esterno dell’hotel in cui alloggia la nazionale africana, ammetterà però di aver ricevuto l’ordine di sostituire Kazadi da un rappresentante del ministero dello Sport zairese e di averlo assecondato.

Intanto, grazie alla goleada con lo Zaire, la Jugoslavia balza al 1° posto nel Gruppo B con 3 punti, gli stessi della Scozia. Solo terzo il Brasile: i verdeoro fanno fatica e non hanno saputo battere nemmeno la Scozia (0-0). Con 2 pareggi devono giocarsi la qualificazione proprio con lo Zaire, da sconfiggere a tutti i costi possibilmente segnando 3 o più goal senza subirne (la Scozia ha battuto gli africani con uno scarto di 2 reti) e sperare che i britannici superino la Jugoslavia nello scontro diretto.

Se il k.o. con la Scozia l’aveva fatto arrabbiare, l’umiliazione subita dai ‘Leopardi’ a Gelsenkirchen fa infuriare Mobutu a tal punto che decide di partire da Kinshasa con uno dei suoi jet privati assieme alle guardie personali e ad alcuni funzionari governativi armati di tutto punto e vestiti in abiti di cuoio. Dopo essere atterrati, i suoi uomini più fidati fanno uscire tutti i giornalisti dall’albergo in cui alloggia lo Zaire e hanno un colloquio con la squadra.

Il messaggio che Mobutu fa recapitare a tutta la squadra in vista della difficilissima terza partita contro il Brasile campione del Mondo in carica è una vera e propria minaccia di morte.

“Se perderete con più di 3 goal di scarto contro il Brasile, nessuno di voi tornerà a casa vivo e non vedrete mai più le vostre famiglie”.

Zaire WM 1974Getty

BRASILE-ZAIRE E LA PUNIZIONE AL CONTRARIO

Brasile e Zaire si affrontano il 22 giugno 1974 allo Stadio ‘Park’ di Gelsenkirchen. In palio da una parte la qualificazione, dall’altra la stessa vita dei componenti della squadra. In campo non c’è storia: la Seleçao domina dai primi minuti e passa al 12′ con un diagonale vincente di Jairzinho.

Lo Zaire tiene il campo con onore ma non può nulla contro avversari della levatura tecnica dei brasiliani e al 66′ Kazadi può solo inchinarsi al sinistro all’incrocio dei pali di Rivelino: 2-0. I verdeoro vedono il traguardo qualificazione quando al 79′ Kazadi si lascia sfuggire la palla sotto le braccia e un tiro senza troppe pretese di Valdomiro si trasforma nel terzo goal dei sudamericani.

L’incubo di tutti i giocatori zairesi sta per materializzarsi: in caso di sconfitta con 4 o più goal di scarto Mobutu manterrà la sua promessa di morte. All’85’ l’arbitro rumeno Rainea assegna un calcio di punizione al Brasile da poco oltre la lunetta per un fallo netto su Mirandinha. Una buona posizione per lo specialista Rivelino, che da lì può far valere il suo sinistro al fulmicotone.

Quando il direttore di gara fischia, mentre i brasiliani confabulano fra loro, a partire sulla palla non è però Rivelino, ma il terzino zairese Mwepu, che, staccatosi dalla barriera, colpisce la sfera con grande potenza, rischiando di colpire in volto il numero 10 verdeoro e scaraventandola lontano.

Nell’incredulità generale per quanto hanno appena visto, l’arbitro Rainea sanziona il giocatore africano con un cartellino giallo. Nulla di simile si era mai visto su un campo di calcio. Sta di fatto che un gesto all’apparenza folle e senza senso ha il potere di far deconcentrare Rivelino, che calcerà poi sulla barriera la punizione. La partita scivola via verso la fine e il risultato non cambierà più fino al fischio finale.

Brasile-Zaire si conclude 3-0, Jugoslavia e Scozia pareggiano 1-1 e così i verdeoro con 4 punti passano il turno come secondi dietro i plavi, mentre lo Zaire, ultimo con 0 punti, 14 goal subiti e nessuno realizzato, saluta quello che resta fino ad oggi il suo unico mondiale. I suoi giocatori contro i campioni del Mondo avevano però appena ottenuto la vittoria più grande, avendo allontanato le ombre di morte dalla squadra.

ZaireSocial

Per decenni, tuttavia, quel gesto all’apparenza senza senso di Mwepu, passato alla storia, sarà oggetto di scherno e ilarità da parte di tutto il mondo calcistico, che indicherà lo Zaire come esempio per eccellenza di squadra materasso in un Campionato del Mondo. La verità emergerà soltanto nel 2002, ben 28 anni dopo quella partita, quando l’autore di quel calcio di punizione al contrario concede un’intervista ai microfoni della ‘BBC’.

“Mobutu aveva minacciato di morte noi e le nostre famiglie – spiegherà Mwepu –, eravamo già sul 3-0 fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento”.

D’un tratto l’uomo che per decenni era stato visto come sprovveduto in materia calcistica e ignorante del regolamento, appariva agli occhi di chi lo intervistava e di tutto il Mondo come un eroe. E quella punizione battuta al contrario da simbolo di vergogna si trasformava in atto di grande coraggio, riabilitando agli occhi del Mondo del calcio lo Zaire.

I giocatori della squadra, che quando erano partiti per la Germania pensavo di rientrare ricchi e famosi, etichettati dal regime come “persone non gradite”, una volta rientrati in patria non troveranno nemmeno i tassisti ad accompagnarli nelle loro case.

Per cercare di riabilitare l’immagine sportiva del suo Paese, dopo la debacle calcistica, Mobutu organizzerà appena qualche mese dopo i Mondiali il più grande evento sportivo del Novecento: la sfida pugilistica valida per il titolo dei pesi massimi fra George Foreman e Muhammad Ali, passata alla storia come ‘The Rumble in the Jungle’.

Il dittatore, il cui nome d’arte adottato nel 1972 significa Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”, regnerà sullo Zaire per oltre 30 anni, rivelandosi uno dei più spietati e feroci della storia africana. Alla sua caduta definitiva, il 17 maggio 1997, il Paese riassumerà la denominazione di Repubblica Democratica del Congo, e si chiuderà definitivamente l’avventura, anche calcistica, dello Zaire, la prima squadra dell’Africa subsahariana a giocare un Mondiale.

Mwepu, l’eroe della punizione calciata al contrario, dopo essersi liberato dell’enorme peso della verità, è morto l’8 maggio 2015 a Kinshasa al termine di una lunga malattia.

BRASILE-ZAIRE, IL TABELLINO

Gelsenkirchen, Stadio ‘Park’ – Sabato 22 giugno 1974

BRASILE-ZAIRE 3-0 (1-0)

RETI: 12′ Jairzinho, 66′ Rivelino, 79′ Valdomiro

BRASILE: Leão, Nelinho, Luis Pereira, Marinho M., Marinho F., Piazza (59′ Mirandinha), Rivelino, Carpegiani, Jairzinho, Leivinha (12′ Valdomiro), Edu. Ct. Zagallo

ZAIRE: Kazadi, Mwepu, Bwanga, Kibonge, Ntumba, Lobilo, Mukombo, Mana, Tshinabu (62′ Kembo), Kidumu (61′ Kilasu), Mayanga. Ct. Vidinic

Arbitro: Nicolae Rainea (Romania)

Spettatori: 35.000 circa

Brasile-Zaire 1974 e la punizione al contrario di Mwepu per scongiurare la minaccia di morte di Mobutu | Goal.com Italia